E’ risaputo che quello del posto fisso è un mito tutto italiano. Tre lavoratori su quattro, pari al 74% del totale, si sono tuttavia rassegnati all’idea che il posto di lavoro a tempo indeterminato non esista praticamente più. E’ quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Randstad Workmonitor, multinazionale specializzata nella fornitura di servizi per la gestione del personale, che per condurre questa sua ricerca ha preso in considerazione 33 Paesi e 400 lavoratori per ciascuno di essi.

Negli ultimi anni gli italiani sono tornati alle emigrazioni di massa. Complice ovviamente la crisi economica, le poche opportunità di carriera, la dilagante corruzione e le enormi inefficienze della pubblica amministrazione, fatto sta che di italiani che decidono di chiamarsi fuori da tutto questo ce ne sono ogni anno di più. Si stima infatti che più di 100mila persone all’anno facciano le valigie e dicano addio all’Italia. Si tratta di un vero e proprio esercito che fa armi e bagagli e parte alla volta di un paese estero, considerato migliore dell’Italia sotto molto punti di vista.

L’Italia è un paese di santi e predicatori, ma sotto sotto è anche un paese di trasgressori. D’altronde si sa che laddove c’è forte tradizione c’è anche forte trasgressione, e che dove vi sono molte regole finiscono col nascere degli istinti quasi rivoluzionari. Insomma, per decenni l’Italia si è fregiata del suo conservatorismo e della sua irreprensibilità, ma oramai quello che abbiamo sotto i nostri occhi è un Paese profondamente cambiato: è un Paese che ha riconosciuto importanti diritti civili e che ogni anno che passa si confronta con un nuovo tema, con un nuovo tabù da abbattere.

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