Italiani razzisti? I sondaggi dicono di sì: il numero shock

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Per anni si è diffusa la credenza secondo la quale gli italiani non sono razzisti, anche in virtù dell’accoglienza che abbiamo dimostrato e che stiamo dimostrando relativamente al caso migranti. Tuttavia, complice anche la situazione che si sta determinando con gli sbarchi, gli italiani stanno modificando il modo di porsi alla questione.

Lo dimostra una ricerca condotta lo scorso novembre da Swg, che alla domanda “Determinate forme di razzismo e discriminazione possono essere giustificate?” si è sentita rispondere nel 55% dei casi che sì, talvolta il razzismo ha una sua ragion d’essere. Nel dettaglio, il 45% degli intervistati ha detto che il razzismo non ha mai giustificazione, il 29% ha risposto che “dipende dalle situazioni”, il 16% si è detto razzista “solo in pochi casi”, mentre quelli che giustificano il razzismo nella maggior parte dei casi o sempre sono rispettivamente il 7% e il 3%.

Il problema è che questo fenomeno non è radicato negli italiani, perché fino a diversi anni fa le risposte date dalla gente comune non erano sicuramente di questo tenore. Tutto si è acuito negli ultimissimi anni, da quando in sostanza il problema immigrazione è venuto a galla, da quando gli scontri tra italiani e stranieri si sono fatti più vivi anche relativamente alla fruizione di alcuni aiuti (come la questione delle case popolari ci dice), e da quando la politica, anziché fermarsi a ragionare, ha colto la palla al balzo e inasprito ulteriormente i toni.

Per quanto riguarda appunto il ruolo della politica, emblematici sono gli episodi che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Come quando nel 2016 il sindaco di Ventimiglia vietò la distribuzione di viveri ai migranti fermi sulla frontiera, o come quando la sindaca di Codigoro propose sempre in quel periodo un aumento delle tasse per chi dava in affitto la sua proprietà ai richiedenti asilo. Nel settembre 2017, invece, il sindaco di Pontida prese la decisione di riservare i parcheggi a donne comunitarie ed eterosessuali. E che dire degli innumerevoli insulti piovuti su Cécile Kyenge, definita “scimmia”, “buzzicona muslim” e quant’altro?

Ha destato particolare scalpore anche quanto accadde ad Emmanuel Chidi Namdi, il giovane nigeriano fuggito dalle persecuzioni dell’organizzazione islamista-terrorista Boko Haram, che mentre passeggiava con la fidanzata fu avvicinato da due ragazzi. Ragazzi che cominciarono ad insultare la fidanzata di Emmanuel con epiteti davvero poco onorevoli e che poco dopo, al tentativo di difesa da parte di Emmanuel, aggredirono i due con spranghe, calci e pugni.

Insomma, di episodi razzisti in Italia ce ne sono stati parecchi tanto da parte della politica quanto da parte della società civile. E la situazione economica in cui versa il Belpaese di certo non aiuta a distendere i toni e a far capire che con parole, ragionamenti e approcci diversi ci sarebbe modo di dare risposta a tutti coloro i quali versano in uno stato di bisogno, senza dar adito quindi a (inutili) guerre etniche. Le cose cambieranno? I numeri rilevati da Swg si ribalteranno a favore del fronte antirazzista? Non si sa: quel che si sa, al momento, è che l’aria in Italia è davvero troppo tesa.

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